Monaci Benedettini Silvestrini

San Silvestro in Montefano, Fabriano

Convegno di Studi (1-3 giugno 2017)

750 anni fa, nel 1267, volava al cielo San Silvestro abate, fondatore della Congregazione Silvestrina, che in origine si chiamava Ordine di San Benedetto di Montefano.
Per commemorare un evento così importante, nei giorni 1-3 giugno 2017, si è celebrato un Convegno di Studi nella Casa Madre di San Silvestro presso Fabriano con lo scopo di approfondire la conoscenza del carisma originario del Santo Fondatore, di esaminarne l’attualizzazione lungo i secoli e di proporne gli elementi essenziali nella situazione attuale della famiglia monastica silvestrina diffusa in cinque continenti.

Si è trattato di tre giornate intense, in un’atmosfera “alta”, culturale e spirituale, a livello internazionale. La partecipazione ha superato ogni più rosea aspettativa. Erano infatti presenti monaci silvestrini da tutti i monasteri italiani ed esteri; monaci e monache benedettine, studiosi e cultori di storia provenienti da più parti. 

Fra gli altri erano presenti l’Abate Primate di tutto l’Ordine Benedettino Gregory Polan, l’Abate Generale della Congregazione Olivetana Diego Maria Rosa e l'Abate emerito di Santa Giustina di Padova Francesco Trolese.
I relatori hanno confermato la loro fama di ricercatori e la loro competenza sull’argomento trattato. La traduzione simultanea (italiano-inglese), eseguita con grande professionalità da Claudia Catena e Mariella Giorgieri, ha permesso la partecipazione attiva e interessata di tutti i presenti.

Abate Primate Gregory Polan
Abate emerito Francesco Trolese

La prima giornata, presieduta dal prof. Luciano Gambucci, è iniziata giovedì 1 giugno alle ore 10 con il benvenuto del priore conventuale d. Vincenzo Bracci e i saluti delle autorità religiose e civili: mons. Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica; prof. Luca Ceriscioli, presidente della Regione Marche; Giancarlo Sagramola, sindaco di Fabriano; d. Diego Maria Rosa, abate generale della Congregazione Olivetana; Tommaso Borri, sindaco di Serra San Quirico; d. Francesco Trolese, abate emerito di Santa Giustina di Padova e Direttore del Centro Storico Benedettino Italiano; prof. Gilberto Piccinini, Presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche.

Il sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola
Nella prima fila a destra: il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli e il sindaco di Serra San Quirico Tommaso Borri

Dopo i saluti, l’Abate Generale della Congregazione Silvestrina d. Michael Kelly ha introdotto il Convegno, illustrando il motivo e lo scopo della sua celebrazione. Ha preso, quindi, la parola d. Mariano dell’Omo dell’abbazia di Montecassino che ha presentato il contesto ecclesiale e religioso in cui è nata la famiglia monastica silvestrina.

Nel pomeriggio d. Ugo Paoli, d. Vincenzo Fattorini e d. Lorenzo Sena si sono fermati su aspetti specifici della Vita di San Silvestro e dello sviluppo della Congregazione dopo la scomparsa del Fondatore.

Nel secondo giorno (venerdì 2 giugno) entrambe le sedute (mattino e pomeriggio) sono state presiedute da mons. Stefano Russo, vescovo diocesano.
Al mattino la presenza di Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, ha attratto tanti amici da Fabriano e altrove (veramente la sala si è rilevata insufficiente). Il relatore ha parlato del monachesimo e del suo ruolo nella società attuale; esso deve tener viva la grande ricchezza della sua tradizione e riattualizzarla in modo efficace oggi: un compito e una sfida per i monaci del nostro tempo!. Ne è seguito una nutrita e fruttuosa discussione.

Alla relazione di Enzo Bianchi è seguita una nutrita e fruttuosa discussione, fra cui anche d. Simone Tonini (anni 96), il senior del monastero e della Congregazione Silvestrina.

L’argomento è proseguito in un certo modo quando Cecilia Falchini (della stessa comunità di Bose) ha fatto notare le finalità che si è proposto l’autore della prima Vita di san Silvestro nel presentare l’uomo di Dio.

La seduta del pomeriggio è iniziata con la presentazione di un volume, edito dalle nostre edizioni Montefano, sulla Regola di San Benedetto, riletta con un taglio moderno e attualizzante («Ora et Labora». La Regola di San Benedetto e il nostro tempo).

Quindi si è data voce ai monaci silvestrini di lingua inglese: Terence Kavenagh del priorato di Arcadia (Sydney) (in assenza del relatore il testo è stato letto dall’Abate Generale d. Michael Kelly), che ha messo in risalto l’importanza del monastero di Montefano, scelto dal Fondatore come «caput et mater Ordinis universi» (= capo e madre di tutto l’Ordine silvestrino) e Antony Puthenpurackal del priorato di Makkiyad (Kerala - India), che ha presentato la spiritualità silvestrina nei nuovi contesti asiatico e africano.
È seguita la relazione del monaco Raymond Studzinski (dell’abbazia di St. Meinrad, USA) su «La tecnologia del sé» nel contesto monastico.

La sessione conclusiva (sabato 3 giugno), presieduta da mons. Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche conclusiva, ha visto gli interventi del monaco Bernhard Eckerstorfer (dell’abbazia di Kremsmünster, Austria), sul significato della “stabilità” per un monaco nel mondo di oggi, e del sociologo Giuseppe De Rita, che ha messo in risalto come il santo sia figlio di un tempo e di un territorio e come il messaggio di Silvestro vada continuamente riproposto nella sua attualità. Tale era pure la conclusione di d. Giovanni Spinelli dell’abbazia di Pontida.

Alle 11.30 è entrato nella sala del Convegno Sua Eminenza Rev.ma il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, che ha presieduto l’ultima parte della seduta, intervento anche con un breve saluto a tutti i presenti.

La degna conclusione di questa immersione nella cultura e nella spiritualità si è avuta alle ore 12 con la concelebrazione presieduta dal Segretario di Stato di Sua Santità card. Pietro Parolin. La sua omelia ha ripercorso l’itinerario spirituale di San Silvestro, ribadendo che il santo deve parlare all’uomo di  oggi e che i monaci devono mediare il suo insegnamento e il suo messaggio.

Con il card. Parolin hanno concelebrato il vescovo diocesano mons. Stefano Russo, il vescovo emerito mons. Giancarlo Vecerrica, l’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche mons. Francesco Giovanni Brugnaro, mons. Claudio Giuliodori (era assente per indisposizione il card. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo), e tanti sacerdoti. Con la loro presenza hanno voluto significare l’inserimento del Convegno tra le iniziative della Chiesa per una attualizzazione dei doni e dei carismi che lo Spirito ha suscitato nella comunità ecclesiale per mezzo dei santi Fondatori.

Al termine della concelebrazione il cardinale ha salutato le autorità presenti.
Poi ci si è recati processionalmente al chiostro.

Dopo la concelebrazione si è svolta l’agape fraterna nel grande refettorio dell’ex collegio, sovrastante il monastero.

Dopo la concelebrazione si è svolta l’agape fraterna nel grande refettorio dell’ex collegio, sovrastante il monastero.

Una data memorabile (23 settembre 1617)

400 anni fa c'è stato il riconoscimento ufficiale della santità del fondatore della Congregazione Silvestrina. Fu, infatti, il 23 settembre 1617 che il papa Paolo V emanò la bolla Sanctorum virorum, con cui concesse all'abate generale Sebastiano Fabrini e al procuratore generale Massimo Ubaldi la facoltà di erigere in Osimo un monastero in onore di san Silvestro Guzzolini, fondatore della Congregazione dei monaci silvestrini. 
Riportiamo la prima parte della bolla, tradotta in italiano:
«Paolo <V>, vescovo, servo dei servi di Dio. Al venerabile fratello il vescovo di Osimo o al diletto figlio il suo vicario generale nello spirituale, salute e apostolica benedizione. Le virtù e i meriti degli uomini santi, che durante la vita terrena servirono l’Altissimo in modo perfetto e pio, non solo meritarono di conseguire dal Signore il premio eterno nei cieli, ma anche sulla terra furono celebrati dalla Chiesa cattolica con la gloriosa manifestazione delle loro lodi. Tra gli altri cittadini del cielo è degno di grande lode san Silvestro Guzzolini, nobile osimano, fondatore della Congregazione dei monaci silvestrini, celebrato nella Chiesa per le molte virtù e per i numerosi miracoli. Giustamente, pertanto, la città di Osimo intende onorare anche sulla terra il suo cittadino glorioso nei cieli, venerandolo con particolare devozione ed erigendo in suo onore una chiesa e un monastero. Noi riconosciamo la qualità e la quantità dei meriti acquisiti presso Dio e gli uomini da questo santo abate, il quale seguendo l’ispirazione della divina chiamata e correndo infaticabilmente verso la mèta che si era proposta, disprezzò gli onori e la gloria del mondo, dimorando nell’aspro eremo di Montefano, per dedicarsi soltanto a Dio. Poi, per ispirazione del divino Spirito, uscì dall’eremo e in breve tempo il suo nome si propagò per tutto il Piceno e nelle altre provincie, accrescendo la gloria di Dio. Sappiamo infatti con quanto fervore religioso e con quanto ardore di celeste carità egli abbia incitato gli uomini ad adempiere tutti i doveri di pietà e come si sia segnalato nell’umiltà, nella mansuetudine dell’animo, nell’amore verso il prossimo, nella temperanza, nella castità, nella pazienza e in molte altre virtù, quali e quanti miracoli abbia compiuto per mezzo di lui Colui che è mirabile nei suoi santi, confermando i meriti e la santità del suo servo con innumerevoli prodigi. Infatti di questo santo uomo, dotato anche dello spirito di profezia, si poteva dire veramente ciò che Cristo Signore affermava di sé: "i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i sordi odono, i lebbrosi sono mondati", per cui non c’è da meravigliarsi se a lui la Madre di Dio Maria con la sua stessa mano, con straordinario e inaudito ma indubitato privilegio, abbia offerto il Figlio suo nascosto nell’augustissimo sacramento dell’eucaristia. Perciò molte chiese furono a lui erette e innumerevoli voti furono appesi al suo sepolcro. Giustamente, pertanto, il nostro predecessore Clemente VIII, di felice memoria, ordinò che questo santo uomo fosse inserito nel Martirologio Romano e noi lo abbiamo ascritto nel numero dei santi monaci abati. La sua memoria in verità è in benedizione fino a oggi attraverso l’opera dei suoi monaci, che sono la sua eredità. Egli, infatti, ha fondato, sotto la regola di San Benedetto, la predetta venerabile Congregazione dei monaci, detti, dal suo nome, Silvestrini, approvata da papa Innocenzo IV, di pia memoria, anch’egli nostro predecessore. Anche noi abbiamo favorito tale Congregazione con la concessione dei privilegi goduti dagli Ordini Mendicanti e non Mendicanti [cf. breve di Paolo V Religiosorum virorum del 23 novembre 1606]. I monaci della Congregazione dei Silvestrini conducono una vita religiosa e lodevole e lavorano indefessamente nella vigna del Signore, promovendo la cristiana pietà con la sana dottrina e gli esempi delle virtù. Pertanto, mossi da questa pia considerazione, volentieri intraprendiamo le azioni necessarie per la costruzione di una chiesa e di un monastero in onore di San Silvestro nella città di Osimo, dove possano risiedere dei monaci che servono l’Altissimo, dedicandosi allo studio delle buone arti e della teologia, allo scopo di incrementare il culto reso a Dio».

Archivio del monastero di San Silvestro in Montefano presso Fabriano, Fondo S. Silvestro di Osimo, Pergamene, 1

La bolla Sanctorum vivorum determinò un notevole cambiamento nel modello iconografico del Santo. Silvestro, solitamente raffigurato insieme a san Benedetto, o da solo, con la croce e il libro della Regola, è ora rappresentato nell'atto di ricevere l'eucarestia dalle mani della Vergine: è del 1620 circa la tela di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio (1552/1553-1626), realizzata per la chiesa di San Silvestro di Osimo, su commissione del cardinale Antonio Maria Gallo († 30 marzo 1620), vescovo di Osimo e protettore della Congregazione Silvestrina, mentre è di alcuni anni posteriore (1632) la tela di Claudio Ridolfi, conservata nella chiesa di San Silvestro in Montefano di Fabriano.

Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio, Osimo, Chiesa di San Silvestro (tela del 1620 circa)
Claudio Ridolfi, Fabriano, Chiesa del monastero di San Silvestro in Montefano (tela del 1632)

Programma Convegno di Studi (1-3 giugno 2017)

Terremoto (30 ottobre e 1 novembre 2016)

Dopo le forti scosse del 26 ottobre ci stavamo ormai abituando a convivere con lo sciame sismico, allorché all'improvviso domenica 30 ottobre, alle ore 7.41, una violentissima scossa di magnitudo 6.5 ha interrotto il nostro canto delle Lodi (ripreso al termine della scossa). La scossa ha provocato lesioni all'edificio monastico e caudte di oggetti, ma non danni strutturali. Due giorni dopo, solennità di Tutti i Santi, alle 8.56 una scossa di magnitudo 4.8 ha causato il crollo di un cartiglio di gesso nella chiesa di San Benedetto a Fabriano e ha reso inagibili le stanze dei nostri tre confratelli di Santa Teresa a Matelica: d. Armando Loffredi è venuto ad abitare nel nostro monastero, mentre d. Angelo Casertano e d. Roberto Balducci sono stati ospitati da d. Alberto Rossolini, parroco di Regina Pacis (unica chiesa parrocchiale di Matelica dichiarata agibile).
Anche le monache benedettine di Santa Margherita a Fabriano hanno subìto danni al monastero.
Le monache benedettine di Norcia hanno dovuto lasciare il monastero e sono state ospitate dalle consorelle di Trevi (Perugia). Non ci sono state vittime, ma gli sfollati sono decisamente aumentati: 3.000 soltanto a Fabriano e circa 25.000 in totale.

Terremoto (26 ottobre 2016)

Ad appena due mesi dal sisma che il 24 agosto 2016 ha portato distruzione e morte ad Accumoli e Amatrice (provincia di Rieti) e ad Arquata del Tronto (provincia di Ascoli Piceno), il 26 ottobre 2016 il terremoto ha colpito ancora. Questa volta l'epicentro è stato molto più vicino a Fabriano: la prima violenta scossa, di magnitudo 5.4, con epicentro nel comune di Castalsantangelo sul Nera (provincia di Macerata), si è avuta alle 19.10. I monaci erano nelle stanze per la lectio divina, ad eccezione di d. Andrea Pantaloni che si trovava in cucina per la preparazione della cena. Quando il peggio sembrava passato, alle 21.18 (i monaci si erano appena ritirati nelle proprie stanze dopo la recita di Compieta) una scossa ancora più violenta, di magnitudo 5.9, con epicentro nel comune di Ussita (provincia di Macerata), ha squassato il monastero, che tuttavia ha retto bene all'evento. Il restauro compiuto dopo il sisma del 1997 ha evitato crolli e lesioni come era avvenuto, appunto, nel 1997. Quando tutto sembrava passato, alle 23.42 è sopraggiunta una terza scossa di magnitudo 4.6. Tanta paura, perché oltre alla violenza del sisma c'è stata anche la durata..., ma pochi i danni: caduta di qualche calcinaccio in chiesa, di libri e oggetti nella biblioteca e nelle stanze. Anche questa volta la più colpita è stata la biblioteca storica.  
Invece il terremoto ha provocato danni alle nostre chiese di San Benedetto di Fabriano (caduta dimuna parte della facciata interna, sopra la cantoria) e di Santa Teresa di Matelica, entrambe dichiarate inagibili.
Grazie a Dio, non ci sono state vittime, ma gli sfollati sono almeno 5.000. Quanti disagi e quanta sofferenza! È proprio il caso di chiedere al Signore a flagello terraemotus libera nos, Domine, come si supplicava un tempo in occasione delle Rogazioni.

Interno della chiesa di San Benedetto di Fabriano
Interno della chiesa di Santa Teresa di Matelica

Fra Giuseppe monaco e artista (13 ottobre 2016)

Con il fratello nel giorno del 90° compleanno

Lettera inviata al priore conventuale d. Vincenzo Bracci dal vescovo di Fabriano-Matelica Stefano Russo e dal vescovo emerito Giancarlo Vecerrica

Caro don Vincenzo e fratelli tutti della famiglia silvestrina,
ci è giunta notizia della partenza di Fra Giuseppe, mentre eravamo riuniti in preghiera per gli esercizi spirituali dei vescovi marchigiani.
Chiediamo che Fra Giuseppe possa fare l'esperienza piena della Misericordia del Padre in cui ha creduto e sperato e di cui è stato efficace testimone.
Durante la celebrazione eucaristica di quest'oggi, insieme agli altri vescovi marchigiani, pregheremo in modo particolare per Fra Giuseppe.
Uniti nella fede e nello sforzo quotidiano di rispondere alla chiamata del Signore.
+ Stefano Russo + Giancarlo Vecerrica
Desenzano del Garda, 14 ottobre 2016.

Oblazione (28 settembre 2016)

«L’oblazione è l’atto liturgico-spirituale riconosciuto dalla Chiesa, con il quale l’aspirante oblato, dopo un congruo periodo di formazione, fa’ l’offerta di se stesso a Dio vincolandosi a una comunità benedettina determinata. L’oblato si impegna ad una forma di vita che sia progressiva conformazione a Cristo, unico scopo della sua oblazione e della spiritualità benedettina (cf. Regola di San Benedetto 4,21 e 72,11), che con la sua stessa vita cercherà di irradiare nel mondo, diventando testimone della perenne vitalità della vita monastica nell’esperienza cristiana (Statuto degli Oblati Benedettini, 1,3).
Dopo l’ultima oblazione del diacono Gabriele Ronchetti e di sua moglie Lucia Ferretti (24 agosto 2013), mercoledì 28 settembre 2016 è stata la volta di tre nuovi candidati: il diacono Ugo Chiorrini, il diacono Luciano Allegrezza e l’ing. Adriano Abatelli.
Il rito dell’oblazione è stato inserito nella celebrazione dei Vespri, presieduta dal priore d. Vincenzo Bracci. Subito dopo la lettura breve, il celebrante ha posto ai candidati la domanda: «Che cosa chiedete?» E i candidati hanno risposto unanimi: «La misericordia di Dio e la vostra fraterna unione come oblati secolari di questo monastero di San Silvestro in Montefano di Fabriano». I candidati, quindi, hanno letto singolarmente l’atto di oblazione e l’hanno sottoscritto sull’altare davanti al priore, che ha corroborato il documento con la sua firma e l’ha consegnato all’archivista del monastero per la conservazione. Il rito si è poi concluso con la consegna da parte del priore della medaglia di San Benedetto e del volume Alle fonti della spiritualità silvestrina contenente la Vita di San Silvestro e dei suoi primi discepoli. Dopo la celebrazione dei Vespri c’è stato un momento di festa con i familiari e la comunità nel refettorio monastico.
Ai tre nuovi oblati auguriamo di vivere con convinzione e profondità il Vangelo alla luce della Regola di san Benedetto nel servizio di Dio e dei fratelli. 

 

Dieta (18-25 settembre 2016)

Dal 18 al 25 settembre si è svolta nel nostro monastero la Dieta della Congregazione Silvestrina. La Dieta è la riunione dei membri della Curia Generalizia (abate generale e quattro consiglieri) e dei Priori Conventuali che ha luogo a metà sessennio, cioè tra un capitolo generale e il successivo. Si tratta di un momento di verifica e di programmazione: verifica dell’attuazione dei decreti emanati nel capitolo generale del 2013 e programmazione per il triennio 2016-2019. L’abate generale Michael Kelly ha presieduto le sessioni che hanno visto la partecipazione dei Superiori dei Priorati Conventuali d’Italia, di Sri Lanka, degli Stati Uniti d’America, dell’Australia, dell’India e il Priore della comunità silvestrina delle Filippine.

 

Udienza di Papa Francesco agli Abati benedettini (8 settembre 2016)

Dal 6 al 16 settembre 2016 si è svolto nella Badia Primaziale di Sant'Anselmo a Roma il Congresso degli abati e priori conventuali della Confederazione Benedettina. Vi ha partecipato anche il nostro priore conventuale d. Vincenzo Bracci. L'8 settembre il Santo Padre ha ricevuto in udienza i partecipanti al Congresso e al termine del discorso li ha salutati.  
Il 10 settembre è stato eletto il nuovo abate primate nella persona di Gregory Polan, abate di Conception Abbey (USA). Egli succede a Notker Wolf, che è stato abate primate dal 2000 al 2016.
   

Terremoto (24 agosto 2016)

Nella notte tra il 23 e il 24 agosto alle ore 3.36 abbiamo rivissuto l’esperienza del terremoto del 26 settembre 1997 che aveva colpito pesantemente anche il territorio di Fabriano, in quanto l’epicentro si trovava in due frazioni del comune di Foligno (Annifo e Colfiorito) e il sisma aveva una magnitudo di 6,1. Il terremoto del 24 agosto 2016 ha avuto una magnitudo di 6,0 con epicentro situato lungo la Valle del Tronto tra i comuni di Accumoli, Amatrice (provincia di Rieti) e Arquata del Tronto (provincia di Ascoli Piceno). Questa volta a Fabriano tanta paura ma pochi danni. Il monastero non ha subito lesioni. Soltanto nella biblioteca storica sono caduti alcuni oggetti. Preghiamo per le 298 vittime: che il Signore le accolga tra le sue braccia misericordiose. Preghiamo anche per coloro che a causa del sisma hanno perso tutto: accompagnati dal fraterno aiuto di tanti fratelli e sorelle, possano trovare serenità e pace, forza e speranza per ricominciare il cammino.

Solennità di San Benedetto (11 luglio 2016)

Presentazione volume (24 giugno 2016)

L'abbazia benedettina di San Vittore delle Chiuse sorge tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo agli estremi confini nord-orientali del ducato di Spoleto, nel territorio di Castel Petroso (oggi Pierosara), sulla destra del fiume Sentino, a poca distanza dalla confluenza con l'Esino.
Del complesso monastico, oltre alla chiesa della seconda metà del secolo undicesimo, sopravvive un corpo di fabbrica databile a partire dal secolo XII, comprendente due torri (una cilindrica e l'altra quadrangolare) con l'edificio di collegamento e una costruzione rettangolare (oggi sede del Museo Speleontologico-Archeologico di Genga) che chiudeva il lato occidentale del chiostro.
La chiesa, che si trova nei pressi delle famose Grotte di Frasassi nel territorio del comune di Genga, è definita il «gioiello del romanico marchigiano».
Le pergamene dell'abbazia, disperse in archivi italiani ed esteri (Fabriano, Fonte Avellana, Princeton...), rappresentano una fonte indispensabile per la conoscenza della storia politico-religiosa, socio-economica e culturale del territorio dell'Alta Valle dell'Esino soprattutto nei secoli XI e XII. 

I documenti pubblicati nel volume sono 24 e vanno dal 1007 al 1410. Illustrano aspetti di vita interna dell'abbazia (elezione ad abate di San Vittore di Crescenzio Chiavelli nel 1308) e le sue relazioni con i privati, con le autorità ecclesiastiche (nomina ad abate di San Vittore di Francesco Chiavelli da parte del papa Clemente VI nel 1348), con il cardinale commendatario Francesco Carbone, con le istituzioni religiose locali, con il comune di Fabriano, con i conti della Genga.

Una pergamena di San Vittore in particolare, del maggio 1186, conosciuta come Carta di Fabriano, riveste una notevole importanza filologico-linguistica. Il documento, infatti, contiene la prima testimonianza in ambito documentario dell'uso del «volgare» nel territorio fabrianese. Il testo, ostico alla lettura e all'interpretazione, essendo il volgare, allora, un fatto completamente spontaneo, privo di riferimenti e codificazioni, a buon diritto è entrato a far parte del Thesaurus della lingua antica italiana.

In due pergamene è presente come testimone «frater Silvester» («fra Silvestro»), fondatore dell'Ordine di San Benedetto di Montefano, oggi Congregazione Silvestrina.
Si tratta dell’atto di fondazione del primo convento francescano a Fabriano: il 7 marzo 1234, nel chiostro di San Venanzo di Fabriano, i domini fabrianesi Rigoccio, Fildesmido, Gilberto, Gerardo di Maria, Gelfolino e Pietro di Gelfuzio cedono a fra Pietro da Vercelli, provinciale dei Frati Minori delle Marche, tutti i loro diritti su un terreno di proprietà di San Vittore, sito nella contrada di Cantiro presso Serraloggia, per la costruzione di un convento. All'importante atto partecipano fra gli altri, in qualità di testimoni, Filippo, vescovo di Camerino (allora diocesi di appartenenza di Fabriano e dell'abbazia di San Vittore), «fra Silvestro» e «Raniero», pievano di Civita (una collina a ridosso di Fabriano che ancora porta tale nome) e già confessore di san Francesco d’Assisi († 1226).
La seconda pergamena è un atto notarile del 1243, dove, accanto a fra Silvestro, «rettore dell’eremo di Montefano», figura in qualità di testimone anche il monaco fra Ventura di Ugolino.

Consacrazione Monastica (21 maggio 2016)

La Comunità Silvestrina è in festa!

Il confratello d. Amani Kambale Muhongya si consacra definitivamente al Signore con la professione solenne dei voti religiosi nella chiesa del monastero di San Silvestro in Montefano presso Fabriano, Casa Madre della Congregazione Silvestrina, dove sono custodite le sacre spoglie del fondatore († 26 novembre 1267) in un’urna collocata sotto la mensa dell’altare maggiore.
La tela di Claudio Ridolfi nella parete dell'abside raffigura la Vergine che comunica san Silvestro, privilegio singolarissimo ricordato dal pontefice Paolo V nella bolla Sanctorum virorum del 1617.

Amani nasce a Vuhovi nella Repubblica Democratica del Congo il 30 maggio 1987. Ha due fratelli che prestano servizio nell'esercito regolare e tre sorelle più piccole. 

Dopo aver conseguito il Diploma in Pedagogia Generale, nel settembre 2008 entra nel monastero silvestrino di St. Benoît a Butembo, aperto il 21 ottobre 2006 dal Priorato Conventuale Santo Volto di Giulianova.

Nel monastero di St. Benoît di Butembo compie il postulato, il noviziato e il 6 agosto 2010 emette i voti temporanei.

Venuto in Italia per lo studio della teologia, dal 2 settembre 2011 risiede nel monastero di San Silvestro in Montefano, pur continuando a far parte del Priorato Conventuale Santo Volto di Giulianova. Attualmente sta ultimando il quinto anno di teologia presso l’Istituto Teologico di Assisi, aggregato alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense. Durante l’anno accademico dal lunedì al venerdì è ospite dei confratelli dell’abbazia di San Pietro di Assisi.

16 febbraio 2012: primo impatto con la neve

Sabato 21 maggio 2016 alle ore 11.30 inizia il rito della consacrazione monastica con la statio nel chiostro maggiore, seguìta dalla processione introitale al suono festoso delle campane lungo i chiostri per accedere al piazzale, accolti dall’incanto di una splendida giornata primaverile, e proseguire sino all’ingresso nella chiesa superiore attraverso la Porta Santa dell’Anno Giubilare della Misericordia, dove attendono seminaristi, religiosi/e, fedeli.

Presiede d. Carlo Farinelli, priore conventuale del monastero Santo Volto di Giulianova, con a lato d. Antonio Iacovone, vicario generale della Congregazione Silvestrina e d. Vincenzo Bracci, priore conventuale di San Silvestro, che porge il benvenuto all’assemblea liturgica. Numerosi sono i concelebranti e gli amici venuti a condividere con Amani la gioia della consacrazione monastica. Fra i concelebranti significativa è la presenza del senior della Congregazione Silvestrina d. Simone Tonini, che il 16 marzo scorso ha festeggiato il 70° anniversario di ordinazione sacerdotale. 

Sono rappresentate le comunità monastiche di San Vincenzo Martire di Bassano Romano, del Santo Volto di Giulianova, di Santa Teresa di Matelica, di Santo Stefano Protomartire di Roma, di San Pietro di Assisi, della fraternità San Masseo di Assisi (comunità di Bose). Sono rappresentati i Frati Minori di Santa Maria degli Angeli di Assisi, i Carmelitani dello Spirito Santo di Nocera Umbra, le Suore Orantes de l’Assomption di Nocera Umbra, le Suore del Santo Volto di Montesilvano, i seminaristi del Pontificio Seminario Regionale Umbro di Assisi, gli oblati del monastero di San Silvestro, una famiglia di Sant’Eusanio del Sangro... I canti sono in musica gregoriana (l’ordinario è della Missa IV), accompagnati all’organo dal maestro dei novizi d. Lorenzo Sena. Il servizio fotografico è magistralmente realizzato da Sara Magnapane di Fotostudio4 di Matelica.

Dopo l’omelia del presidente della concelebrazione, si svolge il rito della consacrazione monastica, che si articola in vari momenti: manifestazione della volontà di d. Amani di consacrarsi al definitivo servizio di Dio nella vita monastica; prostrazione a terra e canto delle litanie dei Santi.

Lettura della formula di professione

Firma dell'atto di professione

Ostensione dell'atto di professione

Canto del Suscipe meDomine e consegna della cocolla

Abbraccio di pace con il priore conventuale di Giulianova d. Carlo Farinelli e con il priore di Montefano d. Vincenzo Bracci 

A conclusione della preghiera dopo la comunione, d. Amani accede all’ambone e legge un indirizzo di saluto e di ringraziamento. In particolare il confratello ricorda un proverbio africano che recita: «Ci vuole un intero villaggio per far crescere un bambino»; per questo motivo d. Amani intende ringraziare tutti coloro che lo hanno aiutato, che lo stanno aiutando e che continueranno ad aiutarlo e a sostenerlo nella crescita personale e spirituale. Ci tiene a sottolineare che non sarebbe giunto a questo momento della professione solenne senza l’aiuto delle persone che ha incontrato sul suo cammino: superiori, maestri di formazione, confratelli, padri spirituali, amici, compagni di classe... Un ringraziamento particolare d. Amani rivolge ai suoi familiari lontani, in special modo ai  genitori, che sente vicini e presenti spiritualmente e che stanno condividendo con lui la gioia di questo giorno: li ringrazia per il dono della vita e per essere sempre stati di sostegno al suo desiderio di servire il Signore.

Dopo la benedizione finale concelebranti e monaci attorniano l’altare per il canto O amantissime Pater e  poi defluiscono processionalmente verso il chiostro maggiore al canto del Magnificat. Quivi concelebranti e monaci  posano per foto ricordo di gruppo.

Inizio Noviziato (2 aprile 2016)

Sabato 2 aprile 2016, durante i vespri solenni dell'Ottava di Pasqua, il postulante Marco Caruso inizia l'anno canonico di noviziato, con un semplice rito: il priore d. Vincenzo Bracci rivolge al candidato brevi parole di esortazione; segue il canto del Magnificat, come prevede la liturgia, che risuona in un modo particolarmente sentito, perché dobbiamo veramente ringraziare il Signore quando un nuovo candidato si aggrega alla nostra comunità e inizia il cammino della ricerca di Dio nel monastero seguendo le orme di san Benedetto e di san Silvestro.

Giubileo Sacerdotale (16 marzo 2016)

Mercoledì 16 marzo 2016 il confratello d. Simone Tonini, abate generale emerito, nel ricordare il suo 70° anniversario di ordinazione sacerdotale, ringraziava Dio e quanti lo hanno aiutato a diventare ministro dell'altare e lo hanno seguito nei lunghi anni di ministero nei vari incarichi avuti dall'obbedienza.
D. Simone ha presieduto la concelebrazione eucaristica, attorniato dai confratelli dei monasteri italiani. 
Dopo la proclamazione del vangelo d. Simone condivide con i presenti alcune riflessioni personali. Fra l'altro si chiede, pieno di grato stupore: «Perché proprio a me questa grazia del sacerdozio che costituisce il centro e il sostegno della mia giornata dal momento che posso celebrare ogni giorno, nonostante l'età, e quindi obbedire al comando di Gesù "Fate questo in memoria di me"? E, dati i miei limiti imposti dalla veneranda età, la santa messa quotidiana, dono inestimabile, è l'unico modo per poter vivere in un continuo ringraziamento e unirmi alla comunità nell'offerta di preghiere e di intercessione per il mondo intero».

Dopo d. Simone prende la parola il vicario generale d. Antonio Iacovone,il quale rende lode a Dio per aver dato d. Simone alla Congregazione Silvestrina, ricordando i motivi della nostra gratitudine: la sua opera instancabile in Sri Lanka, in Australia, il suo governo della Congregazione per lunghi anni (1972-1989), l'impronta giuridica data alla nostra attuale legislazione. Inoltre riassume i suoi agganci con il mondo benedettino, i vari incontri interreligiosi e il suo laborioso impegno nella causa di beatificazione del Venerabile Ildebrando Gregori.

Durante il pranzo si dà ampio spazio ai ricordi.
D. Domenico Grandoni, che era presente a S. Stefano Protomartire in Roma nel lontano 1946 quando d. Simone fu ordinato sacerdote insieme a d. Beda Barcatta, rispolvera le sue vecchie carte e rilegge parte dell'indirizzo di augurio rivolto allora ai festeggiati.
D. Felice Poli richiama alla memoria vari fatti curiosi accaduti a d. Simone, compreso quello del cagnolino che gli irrora la veste bianca in Sri Lanka.
D. Bruno Bianchi abbina la figura di d. Simone con quella del Venerabile Ildebrando Gregori per la cui conoscenza si è prodigato mettendo nel computer tutti i suoi scritti.
D. Andrea Pantaloni ricorda peripezie vissute insieme nelle vari circostanze della vita in cui si palesava il temperamento schietto e sincero di d. Simone.
Conclude il priore d. Vincenzo Bracci, ringraziando il Signore per aver dato alla Congregazione e oggi alla comunità di S. Silvestro un confratello così ricco di esperienza di vita monastica e di contatti con il mondo benedettino.

Collana «Theologica Montisfani» (7 gennaio 2016)

Il 7 gennaio 2016 esce il primo volume della nuova collana Theologica Montisfani, che si affianca alla collana Echi dal Chiostro di carattere più spirituale.
La collana Theologica Montisfani, infatti, inaugurata con questo primo volume che introduce una trilogia successiva interamente incentrata su tematiche trinitarie, intende offrire un approfondimento accurato su vari momenti della riflessione teologica contemporanea, lasciando spazio a ricerche qualificate sia di autori italiani che stranieri, prediligendo un approccio teologico interdisciplinare e interconfessionale.
La collana Theologica Montisfani si rivolge in primo luogo a docenti, studiosi e studenti di teologia, ma anche ad altre categorie di persone che possono essere interessate a questo tipo di pubblicazioni: ai presbiteri che vogliono curare il loro aggiornamento approfondendo tematiche teologiche; ai laici impegnati nell'attività pastorale e soprattutto nella formazione catechetica; a quanti coltivano una fede pensante e vogliono avere un'informazione puntuale sulle tematiche su cui sta riflettendo la teologia contemporanea.

Porta Santa (1 gennaio 2016)

L'8 dicembre 2015, nel cinquantesimo avversario della conclusione del concilio ecumenico Vaticano II, è iniziato l'anno del Giubileo Straordinario della Misericordia, indetto da papa Francesco.
Nella bolla di indizione (Misericordiae vultus), per la prima volta nella storia dei giubilei il papa ha stabilito che non solo si apra la Porta Santa della Misericordia nelle basiliche romane, ma anche «in ogni Chiesa particolare, nella Cattedrale che è la Chiesa Madre per tutti fedeli, oppure nella Concattedrale o in una chiesa di speciali significato». Inoltre «a scelta dell'Ordinario, essa potrà essere aperta anche nei Santuari, méta di tanti pellegrini, che in questi luoghi sacri spesso sono toccati nel cuore dalla grazia e trovano la via della conversione»

In seguito a tale disposizione il nostro vescovo diocesano mons. Giancarlo Vecerrica ha concesso che anche nel nostro monastero venisse aperta una Porta Santa, poiché san Silvestro è compatrono di Fabriano.
Abbiamo vissuto con particolare intensità questo momento l'1 gennaio 2016 al termine della messa conventuale nell'Ottava di Natale, solennità di Maria SS.ma Madre di Dio. Hanno partecipato con la nostra comunità molte persone (favorite anche dal tempo buono), da Fabriano e dintorni, con il gruppo di famiglie di Fano che hanno vissuto con noi il ritiro spirituale; presenti anche i confratelli dal Priorato Conventuale Santo Volto di Giulianova: d. Fortunato Radicioni, d. Francesco Zamboni e il neosacerdote d. Adélard M. Vivuya.
Dopo la celebrazione, presieduta dal priore d. Vincenzo Bracci, tutti i presenti dalla cripta sono saliti in processione verso la porta della chiesa superiore: il priore ha compiuto il gesto simbolico dell'apertura e tutti sono entrati per essa: Intorno alla tomba di san Silvestro si è fatta la rinnovazione delle promesse battesimali. Infine il priore ha impartito la benedizione solenne.

Ospiti (7-9 agosto 2015)

Nella foresteria monastica abbiamo ospitato un gruppo di famiglie dell'Azione Cattolica di Gualdo Tadino (provincia di Perugia), accompagnato da don Maurizio Saba, assistente generale dell’Azione Cattolica della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. Si è trattato di un fine settimana all'insegna della riflessione spirituale e della preghiera in vista della programmazione dell'anno pastorale diocesano 2015-2016, che sarà incentrato sulla misericordia.

Hanno svolto meditazioni e offerto spunti per un dialogo costruttivo e fraterno il nostro vicepriore don Lorenzo Sena, che ha commentato la bolla Misericordiae Vultus dell’11 aprile 2015, con cui papa Francesco ha indetto il giubileo straordinario della misericordia (8 dicembre 2015 - 20 novembre 2016); padre Marco Vianelli, viceparroco di Santa Maria degli Angeli in Assisi, che si è soffermato sul valore del perdono nella relazione di coppia; don Maurizio Saba che ha illustrato le prospettive pastorali dell'anno pastorale 2015-2016 e del prossimo futuro alla luce del Sinodo Diocesano recentemente concluso (temi trattati nel Sinodo: catechesi, liturgia, carità, famiglia, lavoro, cultura e comunicazione, anziani e ammalati, giovani).

Presentazione volume (26 giugno 2015)

In una bella cornice di pubblico attento e interessato si è svolta a Fabriano, nel suggestivo Loggiato San Francesco, la presentazione del volume curato dal confratello don Ugo Paoli e dalla prof.ssa Manuela Morosin L'abbazia di San Vittore delle Chiuse. Antiche pergamene. Del complesso monastico sopravvive la chiesa, definita il «gioiello del romanico marchigiano», che si trova nei pressi delle famose Grotte di Frasassi nel territorio del comune di Genga. 

Le pergamene dell'abbazia, disperse in archivi italiani ed esteri, rivestono una capitale importanza soprattutto per Fabriano e per il suo territorio. Nel volume sono pubblicati 24 documenti dal 1007 al 1410 particolarmente significativi. 
In due pergamene è presente come testimone «frater Silvester» (fra Silvestro), fondatore dell'Ordine di San Benedetto di Montefano, oggi Congregazione Silvestrina. Il primo documento, del 1234, è l'atto di fondazione del primo convento francescano a Fabriano. Il secondo è un atto notarile del 1243, dove, oltre a fra Silvestro, figura in qualità di testimone anche fra Ventura di Ugolino, monaco dell'eremo di Montefano.

Loggiato San Francesco.
Al tavolo dei relatori (da sinistra): dott. Giuseppe Medardoni, sindaco di Genga; dott. Sergio Mustica; don Ugo Paoli; prof.ssa Manuela Morosin

Convegno a Cingoli su San Bonfilio (25-26 settembre 2015)

Nei giorni 25-26 settembre 2015, a Cingoli in provincia di Macerata (Marche), si terrà un Convegno di Studio per celebrare il IX centenario della morte di san Bonfilio, patrono di Cingoli insieme con sant’Esuperanzio e santa Sperandia. 
La Vita di san Bonfilio, scritta in latino, è contenuta in un codice dell’archivio del monastero di Montefano. L’autore della Vita è san Silvestro, come si legge in una postilla coeva in calce al foglio 2, qui riprodotta in versione italiana: «Affinché a chi legge la storia di san Bonfilio non rimanga sconosciuto il nome dell’autore - omesso a motivo della grandissima umiltà che lo contraddistinse in tutto - io fra Benedetto da Sassoferrato, monaco e professo dell’autore, ho ritenuto utile e doveroso renderlo noto. Ebbene il suo celebre nome è «fra», anzi, «san» Silvestro da Osimo, nobile di origine ma più nobile di animo, il quale non soltanto fu l’autore di questa storia, ma fu anche il fondatore dell’Ordine di Montefano e costruì dodici monasteri sotto la Regola di san Benedetto a lode di Dio onnipotente e di tutti i santi».
Bonfilio visse tra gli anni 1040-1115. Fu monaco e poi abate del monastero di Santa Maria di Stòraco presso Filottrano (Ancona), quindi vescovo di Foligno. Al seguito della prima crociata, nel 1096 si recò in Terra Santa, dove per tre anni visitò i luoghi santi e poi per dieci anni condusse vita eremitica in una grotta vicino a Gerusalemme. Rientrato in patria verso il 1110 e trovata la sede vescovile di Foligno occupata dal suo successore, con il permesso del papa  fece ritorno al monastero di Stòraco, dove visse in una cella separata. Avendo subìto le persecuzioni di alcuni confratelli da lui biasimati per la condotta riprovevole, Bonfilio si ritirò nell'aspra solitudine di Santa Maria di Fara presso Cingoli dove morì quasi del tutto ignoto.

La figura di san Bonfilio, così drammatica, sembra aver affascinato particolarmente san Silvestro, anch'egli nativo di Osimo, canonico della cattedrale, convertitosi in seguito alla vita eremitica come la mèta più ambita del suo progetto monastico. Significativo è il fatto che san Silvestro abbia dedicato uno dei suoi primi monasteri a san Bonfilio e ivi abbia voluto conservarne le reliquie.

Don Giacomo Tempestini è tornato al Padre (2 agosto 2015)

50° di sacerdozio
In coro

Don Giacomo ha concluso la sua giornata terrena domenica 2 agosto 2015, alle ore 17.45, nella chiesa del monastero di San Silvestro per un improvviso malore. Don Giacomo, che aveva l'incarico di «sacrista», cioè di custode della chiesa, si stava preparando alla celebrazione dei Vespri. 
Nato a Esanatoglia (provincia di Macerata nelle Marche) il 2 febbraio 1936, il 19 settembre 1954 indossò l’abito monastico della Congregazione Silvestrina e il 29 settembre 1955 emise i voti religiosi. Fu ordinato sacerdote a Roma il 19 marzo 1963. Per lunghi anni fu docente di religione nelle scuole medie e superiori. 

Priore conventuale

Dal 1990 al 1995 fu priore conventuale del monastero di San Silvestro. Ma l’attività che maggiormente contraddistinse don Giacomo fu quella di confessore e direttore spirituale di sacerdoti, monache, fedeli. In questo ministero - come ebbe a sottolineare il vescovo diocesano mons. Giancarlo Vecerrica all’inizio della messa esequiale - don Giacomo offrì il meglio di sé: sempre disponibile, accogliente, umile, mite, paterno, prodigo di consigli e di incitamenti. Proverbiale fu sua la mitezza e ammirevole la sua pazienza nell’accettare i numerosi problemi fisici che lo afflissero soprattutto negli ultimi anni. La sua vita intessuta di fede e di sacrificio è un esempio per tutti di fedeltà alla vocazione cristiana e monastica. Ora don Giacomo riposa nella pace del Signore.

Don Vincenzo Bracci è il nuovo priore (13 giugno 2015)

Il monastero di San Silvestro ha un nuovo priore nella persona di don Vincenzo Bracci, il quale è 

stato eletto dal Capitolo Conventuale tenutosi nei giorni 10-13 giugno 2015 e presieduto dall’Abate 

Generale don Michael Kelly.

La comunità del Sacro Eremo, Casa Madre della Congregazione Benedettina Silvestrina, è costituita 

sia dai monaci che risiedono a San Silvestro, sia da quelli che prestano servizio nella parrocchia di 

Santa Teresa di Matelica (dove appunto don Vincenzo era parroco), oltre a un confratello che 

ricopre l’ufficio di vicario e segretario generale a Roma.

Tutti questi, riuniti in assemblea, hanno chiamato alla guida della comunità don Vincenzo Bracci, 

 che succede a don Lorenzo Sena, il quale ha ricoperto quest’ufficio per ben 18 anni.

 

 Don Vincenzo, nato a Roma il 15 ottobre 1953, entrò tra i Silvestrini da ragazzo e in monastero, 

 prima a San Silvestro poi a Roma, ha ricevuto la sua formazione monastica e sacerdotale; ha 

 emesso i primi voti nel 1971, poi i voti solenni, ed è stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1980 nella 

 cattedrale di Fabriano dal vescovo mons. Luigi Scuppa. 

 Ha ricoperto vari uffici in monastero, come vice-priore, consigliere e animatore vocazionale; quindi 

 parroco di San Benedetto di Fabriano e docente di religione alla Scuola Media «Marco Polo» e al 

Liceo Scientifico «Vito Volterra» di Fabriano. Dal 2004 è parroco di Santa Teresa di Matelica e in 

questa città ha insegnato anche all’ITC «G. Antinori». Sia attraverso l’insegnamento nelle scuole, 

sia nella parrocchia e nell’oratorio, ha coltivato il contatto personale con molti ragazzi e giovani, 

animando vari gruppi ecclesiali (Azione Cattolica, Neocatecumenali), e nell’ultimo periodo gli 

studenti universitari di Matelica e Camerino.

Ora don Vincenzo è chiamato a guidare la comunità del monastero di San Silvestro, con rinnovato 

spirito, con qualche nuova idea e iniziativa. Lo accompagnano e lo sostengono la preghiera, la 

stima, la fiducia di tutti i confratelli e di tutti gli amici che lo hanno incontrato nel suo molteplice 

apostolato. La forza e l’illuminazione dello Spirito Santo guidino il neo-priore nel suo servizio di 

padre di una comunità monastica, come lo vuole il santo padre Benedetto nella sua Regola: 

«l’abate... con i suoi comandi e i suoi insegnamenti infonda nell’animo dei discepoli un fermento 

della giustizia divina» (cap. 2,5) e anche un piccolo seme - come don Vincenzo stesso ha detto 

nell’omelia domenicale del 14 giugno 2015 - possa portare frutti spirituali per il bene dei monaci e 

di tutto il popolo di Dio.

Cari auguri, padre priore!

Mostra di fra Giuseppe Pedica (20 giugno - 15 settembre 2015)

 

La mostra di pittura di fra Giuseppe Pedica, classe 1923, è stata allestita da Tobia Battelli e Fabia
Ferretti, con l’aiuto del confratello Ireneo Gal, nell’ambito delle manifestazioni del «Fabriano
Festival Lo Spirito e la Terra».
I quadri sono disposti lungo le quattro pareti del chiostro del monastero, che nel Settecento furono
affrescate dal pittore fabrianese Antonio Ungarini con scene della vita del fondatore  san Silvestro
da Osimo.
L’inaugurazione si è svolta sabato 20 giugno 2015, alle ore 17.30, alla presenza del sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola, del dott. Sergio Mustica, di cultori d'arte e di numerosi amici di fra Giuseppe e del monastero.

Tarcisio Fiorani ha illustrato le opere esposte, che rappresentano soltanto una piccola parte della 
copiosa produzione dell’artista, fatta di paesaggi, castelli, laghi, montagne, alberi, fiori, il tutto 
«dipinto con una cifra stilistica, una tavolozza libera, una creatività spregiudicata assolutamente 
originale e del tutto personale». Molte opere presentano delle «misure contenute» e sono dipinte sui 
più svariati supporti: «da piccoli legni, a cartoni, a tele, poiché fra Giuseppe in qualunque momento 
ed occasione sentendone il desiderio comunque dipingeva». Per questo la pittura di fra Giuseppe 
risulta «emozionale, istintiva in cui l’artista si esprime con un linguaggio che arriva chiaro e diretto 
e coinvolge immediatamente chi guarda suscitando in lui una serie di emozioni». La pittura di fra 
Giuseppe, conclude Fiorani, «riesce a suscitare entusiasmo ed amore per la vita anche in chi guarda. 
Anzi dirò di più: il nostro artista cerca, e forse trova nella sua pittura, il mezzo per avvicinarsi 
ancora di più a Dio e di conseguenza anche agli uomini... Preghiera e pittura sono state da sempre il 
suo pane quotidiano... Dipingere è stato per lui come pregare, un gesto naturale, ma che ha del 
soprannaturale quando il dono della pittura viene inteso come creatività ed espressione della parte 
più spirituale dell’uomo, ovvero espressione della sua anima».
A conclusione della manifestazione i monaci hanno cantato in gregoriano la Salve Regina in tono 
solenne.

Ordinazione diaconale di Adélard (30 maggio 2015)

Sabato 30 maggio 2015, nella cattedrale di Teramo, il confratello Adélard Mathe Vivuya riceverà l'ordinazione diaconale per l'imposizione delle mani di mons. Michele Seccia, vescovo di Teramo-Atri.Adélard è nato nella Repubblica Democratica del Congo il 1° gennaio 1982. Conseguito il diploma in biologia e chimica e ottenuta la laurea in filosofia presso l'Institut Supérieur Emmanuel di Butembo, il 14 agosto 2008 inizia il noviziato nel monastero S. Benedetto di Butembo, fondato nel 2006 dal priorato conventuale Santo Volto di Giulianova. Il 16 agosto 2009 Adélard emette la professione monastica temporanea.
Il 29 ottobre 2015 Adélard arriva in Italia con altri due giovani confratelli (Jean-Chrysostome P. Lusenge e Gilbert K. Mbeku), unendosi alla comunità monastica di Giulianova. Frequenta la Facoltà di Teologia dell'Istituto Teologico Marchigiano di Fermo aggregato alla Pontificia Università Lateranense di Roma, conseguendo il baccalaureato in teologia. Il 28 settembre 2014 emette la professione solenne, consacrandosi definitivamente al Signore nella vita monastica.
Domenica 31 maggio 2015 il novello diacono svolgerà il primo servizio diaconale nella chiesa del monastero di Giulianova alla celebrazione eucaristica delle ore 11.
Ringraziamo il Signore!